Bobby solo


Vai Bobby, su valla a riprendere. Un lancio e quell’intimità da amici di vecchia data, quella goliardica complicità azzera i ruoli, i rapporti di forza. Non c’è padrone. Ci sono due amici con un sorriso solo. Il migliore amico.

È una palla al piede, o meglio, sono quarantaquattro piedi e un pallone a tirare calci ai diritti di Bobby. Perché lo show deve andare avanti e portarsi dietro tutto e tutti. Asfalto, cemento, bandiere, vuvuzelas, magliette, cappellini e popcorn. Perché di Tymoschenko conosciamo Serhij il centrocampista della Dinamo Kiev e dimentichiamo la moviola su Yulia.

Il triplice fischio domenica primo luglio, a Kiev. La finale. Alzeranno la coppa canteranno popopopopopopooo… E quando le luci si spegneranno Bobby sarà ancora più solo.

E a pensare che poi verrà l’estate con le sue autostrade, e a Bobby solo scenderà una lacrima sul viso.

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Belìn, Belèn!


Belèn

Lo confesso. Vedere a terra tutta quella graziadiddìo mi ha scosso. Visceralmente, non so se mi avete capito. Il volto sofferente, il gomito insanguinato che mette teneramente a rischio la borsa (non era, per fortuna, la sua Kelly. E che diamine! a tutto c’è un limite). E la didascalia sul bignami del gossip a misura di famiglia, Chi, dove la piccola confida alla migliore amica di aver visto la morte in faccia, magari il Paradiso (lasciando a noi comuni mortali la sola possibilità d’intravederlo, il Paradiso), mentre un incidente spezzava la sua nuova felicità.
E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e non mi sovviene il nome del suo boy-friend (avete presente, il fidanzato di Belèn), mentre con Corona no, ‘sto rischio non c’era, checchì se lo dimentica il nome suo.
Ma tant’è, sic transit gloria mundi, la tua la mia la nostra sì, che la sua, di gloria, statene certi, no pasarà.


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Decrescita (in)felice


E’ vero che i soldi non sono tutto. Che non danno la felicità. Ma sono, ad ovest di Paperino, l’unico (?) metro per misurare il grado di salubrità e serenità di questi tristi giorni. Il termometro con cui tastare il polso di questa crepa che si è aperta sotto i nostri piedi. Spendiamo meno – con più costrutto – eliminando gli sprechi. Ricicliamo un vecchio pullover, indossiamo quella giacca che, a guardarla bene, non è poi così male. Con un occhio a Equitalia, assottigliamo le nostre vacanze, tiriamo fuori dall’armadio i sacchi a pelo, rispolveriamo la tenda canadese aggrinzita per i troppi anni in cantina. Alleggeriamo la busta della spesa. Meno prodotti deperibili, solo frutta di stagione. La macchina, poi, è da giorni in garage. Ferma, immobile come un vaso Ming. Less is more predicano i fautori della decrescita felice. Avranno mica ragione loro?


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